bio

Fotografare, per me, significa fermarmi prima dello scatto.
Osservare ciò che accade, ma soprattutto ciò che resta ai margini: una presenza, una assenza, una distanza, una traccia, un silenzio.
La fotografia analogica ha formato il mio sguardo attraverso il limite e l’attesa, il digitale è arrivato dopo, come strumento professionale, senza cambiare il centro della mia ricerca.

Mi interessano i luoghi attraversati, i corpi, la memoria, le presenze che sembrano trattenere qualcosa anche quando tutto è già accaduto.
Il silenzio è il centro della mia ricerca visiva: non come assenza, ma come spazio necessario, il luogo in cui l’immagine smette di spiegare, si sottrae al rumore e lascia emergere ciò che normalmente resta invisibile.
Mi muovo tra fotografia di scena, ritratto, reportage e ricerca personale, cercando in ogni immagine un punto di sospensione.

Non cerco immagini che dicano tutto.
Cerco immagini che lascino spazio, in cui lo sguardo possa sostare, interrogarsi e continuare a guardare oltre ciò che è visibile.

Negli ultimi anni questa ricerca si è estesa alla materia, alla stampa antica e ai processi fotografici alternativi, fino a trovare una forma ed un segno nel progetto Cyanotherapy.